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Ieri 30 Agosto, presso il Bagno Roma di Porto Garibaldi, l’Associazione A.R.C.H.E’. Onlus di Ferrara, che da anni lavora per la tutela delle tartarughe marine in alto Adriatico, ha liberato una tartaruga marina Caretta caretta con un trasmettitore satellitare che permetterà di seguirne gli spostamenti.
E fin qui, nulla di particolarmente eclatante dal punto di vista scientifico.
La peculiarità dell’evento sta nel fatto che la tartaruga è l’ultima non ancora liberata di un gruppo oggetto di uno spiaggiamento di massa della scorsa estate, che ha visto coinvolti molti esemplari di piccole dimensioni, inusuali in queste coste, fortemente debilitati, interamente coperti da balani ("denti di cane") e denutriti, situazione già presentata da A.R.C.H.E’. al Simposio internazionale in India lo scorso Aprile. Inoltre è la prima volta che viene applicato in Adriatico uno strumento di questo tipo, costruito appositamente per le piccole dimensioni della tartaruga: questo lancerà la posizione ad ogni emersione, ed i dati saranno organizzati dall’Università di Pisa, che è stata presente all’evento anche per l’applicazione dello strumento.
L’esemplare in questione, rinvenuto grazie alla collaborazione della Capitaneria di Porto di Porto Garibaldi e del Corpo Forestale di Comacchio, è stato in cura presso il Centro di Recupero del "Benvenuto" di Polesella e il Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Veterinaria di Padova. Anche con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico di Cassana (Fe) e Padova è stata monitorata in questo anno ed oggi era finalmente pronta per la liberazione, considerando anche il fermo biologico per cui lo scarsissimo traffico di imbarcazioni.
Lo strumento, sponsorizzato dal Comune di Comacchio, consentirà di seguire per alcuni mesi gli spostamenti della tartaruga, che rientra in una parte del ciclo biologico di questi rettili ancora non ben conosciuto.
Il tutto si è svolto nella preziosa cornice del Bagno Roma di Porto Garibaldi, che in molteplici occasioni ha collaborato dal punto di vista scientifico, divulgando, grazie alla grande passione del gestore Fabio Lo Biundo, il suo grande amore per il mare e la sua grande passione per le specie protette che ospita. Insomma, un Bagno diverso, attento all’ambiente e che contribuisce alla crescita delle attività scientifiche in campo marino dei nostri litorali.
L’evento andrà in onda su Rai 3, arricchito da splendide riprese subacquee realizzate da Beppe Gardenghi di VideosubItalia.
Presto sarà disponibile il link dove sarà visualizzata la cartina con gli spostamenti della nostra tartaruga, chiamata "Germa", su www.seaturtle.org. Intanto, già dopo poco più di mezz’ora dalla liberazione, il satellitare ha iniziato ad inviare segnali riconosciuti dai satelliti, che ci fanno iniziare il monitoraggio della tartaruga in mare.
Grazie a tutti quelli che hanno collaborato fino ad ora, e che hanno reso possibile questo avanzamento nella ricerca scientifica.
Buon viaggio, Germa!
“I VIAGGI DELLE TARTARUGHE”
E’ nota ormai la presenza di specie protette in alto Adriatico e soprattutto, nella porzione nord occidentale dei Lidi ferraresi, della tartaruga marina Caretta caretta, oggetto di studio da più di dieci anni.
E’ altresì nota a livello nazionale l’importanza dello spiaggiamento di massa di piccoli esemplari di tartaruga caretta avvenuto la scorsa estate in tutto l’Adriatico nord occidentale, che ha coinvolto anche i nostri litorali. Tale fenomeno ha riguardato esemplari di piccole dimensioni, comprese tra 17 e 23 cm di lunghezza, fatto assolutamente straordinario per l’inusuale presenza di animali di tali dimensioni in un’area -frequentata da subadulti e adulti - che non rientra invece nel ciclo biologico di esemplari tanto piccoli.
Lo studio di questo fenomeno, esposto al Simposio Internazionale sulle tartarughe marine, ha allertato tutti i ricercatori, per far luce su un momento del ciclo biologico delle tartarughe marine ancora molto oscuro e soprattutto sulla correlazione tra questo fenomeno tanto interessante e la componente biotica ed abiotica del nord Adriatico.
Si prevede pertanto l’acquisto di strumentazione scientifica che consenta, attraverso la telemetria satellitare, di studiare il percorso migratorio di una di queste tartarughine, la cui fase del ciclo vitale, prettamente oceanica, viene definita dei “Lost Years”, cioè degli anni in cui mancano sufficienti conoscenze sotto ogni aspetto. Tale strumentazione, chiamata PTT (Platform Transmitter Terminal) si avvale di satelliti in orbita che forniscono la direzione di spostamento degli animali, fornendo rotte consultabili online da tutti. La liberazione avverrà in seno ad una manifestazione di grande risalto da organizzarsi nei mesi estivi.
L’eccezionalità del fenomeno sta nel fatto che mai prima d’ora sono stati costruiti PTT tanto piccoli appositamente per tartarughe: la ricerca, che non ha quindi precedenti, verrà effettuata per la prima volta nel territorio dei Sette Lidi ferraresi.

Nasce il Gruppo di Lavoro
sull’emergenza tartarughe marine dell’estate 2009
L’estate del 2009 verrà ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l’estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che è proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficoltà, profondamente debilitate, di giovanissima età (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente “dente di cane” o “balano”. I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una “armatura” (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.
I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficoltà in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.
Affrontata l’emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica è ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell’eventualità, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.
Il primo importantissimo passo è stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si è svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si è subito raggiunto l’accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studierà questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:
– Associazione Archè - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation
– Associazione Benessere Animale
– ARPA Daphne
– Centro Ricerche Marine Cesenatico
– Fondazione Cetacea
– Museo di Jesolo
– Museo di Venezia
– Università di Bologna, Dipartimento Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici
– Università di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie
Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercherà di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.
– tartarughe di questa classe età non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perchè sono comparse quest’anno e in numero così elevato?
– le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che è da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere “assalito” le piccole tartarughe? E perché solo su di loro così infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici?Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.
– in molti casi le tartarughe avevano l’intestino pieno, ai limiti dell’occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non è comune lungo il litorale romagnolo, ma è comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perchè questa “abbuffata” di piante marine, e come si collega questo con l’età e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?
– altri elementi ambientali da considerare: quest’anno l’Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 °C e con valori massimi di 29,2 °C. C’è stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.
– i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, scarsa calcificazione, compromissione di importanti organi come il fegato e infezioni batteriche secondarie. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all’invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche così gravi.
– in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non è detto che tutte potranno tornare in mare prima dell’arrivo del freddo, costringendole così al ricovero forzato per molti mesi.
– tutte le tartarughe già rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguirà anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinchè non si abbassi l’attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il “futuro” degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalità il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all’applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane età degli animali. In ogni caso, l’Università di Padova studierà durante l’inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.
– molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Queste analisi sono molto onerose. Quelle svolte fino ad ora sono state prese in carico in toto dagli enti in questione, ma il peso economico ancora da sostenere necessità di un forte aiuto dall’esterno.
La formazione di questo Gruppo di Lavoro è un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che può essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.
Le volontà degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell’Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, è lodevole e porterà ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro già messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.
SONO LE 14 CIRCA DEL 31 LUGLIO, quando mi arriva, dall’instancabile collaborazione della Capitaneria di Porto di Porto Garibaldi, la segnalazione di una tartaruga in difficoltà presso il Bagno "Sagano", lido degli Scacchi. Pochi minuti dopo giunge la stessa segnalazione da parte del Corpo Forestale di Comacchio, che con un solerte e preziosissimo intervento si reca sul posto.
Sono circa le 11 di mattina, quando con un meraviglioso colpo d’occhio il bagnino si rende conto che la tartaruga è viva ma sta male, immobile in acqua bassa presso la spiaggia. Viene recuperata e messa in una bacinella, all’ombra. Sono insomma state seguite alla perfezione tutte le procedure di emergenza per una tartaruga in difficoltà. Questo ci rende particolarmente contenti, e significa che il nostro lavoro e quello dei colleghi in tanti anni di lavoro, ha dato buoni risultati.
Ecco la situazione che ci si presenta, una tartarughina di soli 23 cm, debilitata, ricoperta interamente da balani, di cui due che le occludono completamente le narici. Si inizia subito, sul posto a togliere gli epibionti più fastidiosi, insieme ad alcuni turisti che ci raccontano la storia della tartaruga da quando è stata avvistata, che hanno collaborato nel prestarle soccorso e che ora ci fanno tante graditissime domande. Mi fa sempre molto piacere ricevere domande e notare la grande e crescente curiosità verso questi animali, per i quali il mare Adriatico rappresenta una delle zone più importanti del Mediterraneo come area di alimentazione e svernamento. Spero che con il tempo, non troppo lontano, tutto ciò serva a valorizzare maggiormente queste aree così importanti per le specie marine protette.
E’ stato impiegato più di un giorno per ripulirla dai balani, e la tartaruga ha già iniziato una lenta ripresa, anche se occorrerà un pò di tempo perchè ricostituisca il carapace e la pelle rovinata dai buchi lasciati dagli epibionti. E’ un pò magra ora, ma di certo non si è fatta pregare per mangiare, e dimostra un grande appetito!!! A questo proposito, un grazie particolare alla PESCHERIA CAVALIERI WALTER DI PORTOGARIBALDI, che sensibilissima al problema e grande sostenitrice del nostro lavoro, ci offre il pesce per i nostri animali.
Ecco, oggi, la stessa tartaruga….

IERI (14/07/09) il MARE ADRIATICO ci ha mostrato alcune delle sue specie più preziose….
Tra razze (Myliobatis aquila), squali (Prionace glauca), delfini (Tursiops truncatus) e tartarughe (Caretta caretta), non si può certo dire che il Mare Adriatico sia avaro e che ci si possa annoiare…!
Le tartarughe marine stanno facendo, come ogni anno, ritorno sulle coste antistanti i Lidi ferraresi, anche se quest’anno un pò in ritardo rispetto alle scorse stagioni.
Due bellissimi esemplari sono stati ritrovati accidentalmente nelle reti da pesca, ma non presentavano alcun problema: molto attive, sono state misurate (due ragazzine…solo 40 cm di lunghezza del carapace, è ancora presto per capire se sono maschio o femmina), è stato verificato il loro stato generale e sono state marcate.
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La liberazione successiva è avvenuta dalla spiaggia del Bagno Roma, a PortoGaribaldi, insieme a molti turisti, villeggianti e bambini.
Per noi è quasi una routine giornaliera, ma per molti ancora la liberazione delle tartarughe è qualcosa di nuovo e mai visto; in ogni caso rimane sempre molto emozionante…!!!
E’ soprattutto per noi anche molto emozionante vedere il conivolgimento di tante persone a questi eventi e la grande partecipazione soprattutto dei bambini.
Proprio un paio di bambini ieri ci hanno chiesto come si chiamavano le due tartarughe, e la cosa mi ha lasciata in un primo momento senza risposta. Ma ora abbiamo pensato che dato che noi non abbiamo più tanta fantasia nel trovare nomi alle tartarughe, potreste essere proprio voi ad aiutarci; ci sembra anche un modo per coinvolgervi maggiormente. Se si dovessero riavvistare questi due animali, potrete seguire la loro storia sul nostro sito!
PARTECIPARE A "TROVA IL NOME" E’ SEMPLICISSIMO: è sufficiente registrarsi ed inviarci i nomi proposti direttamente sul sito. I nomi più belli verranno "aggiudicati" alle due tartarughe!
ALLORA CHE ASPETTI… INIZIA A SCEGLIERE I NOMI!!!

I NOMI pervenuti, purtroppo pochissimi, ci hanno fatto optare per questa scelta: OLGA E ANNIBALE.
e ALLORA……BUONE CORRENTI E BUON NUOTO!
LA RICERCA: L’INTERAZIONE TRA TARTARUGHE MARINE E PESCA A PORTO GARIBALDI
L’area compresa tra la Sacca di Goro e la foce del fiume Reno è importantissima all’interno del ciclo biologico delle popolazioni mediterranee della tartaruga marina Caretta caretta, che la utilizza come area di pascolo dove venire a nutrirsi nei mesi estivi (Maggio-Settembre) e come area di svernamento durante i mesi invernali. Questa è anche un’area con una importante flotta peschiera, ed è frequente che questi animali protetti vengano accidentalmente catturati nelle reti dei pescherecci, talvolta trovando anche la morte..jpg)
GLI SPIAGGIAMENTI
Le tartarughe marine, essendo rettili, hanno la necessità di respirare aria: se vengono rilasciate in mare subito dopo essere pescate, quando ancora si trovano in uno stato di shock, è frequente che, a causa dello schiacciamento nelle reti o a causa del lungo tempo trascorso senza la possibilità di respirare aria, muoiano per annegamento. I casi più frequenti si verificano durante la stagione estiva, quando, data la maggiore temperatura rispetto ai mesi invernali, è maggiore anche la necessità per le tartarughe di respirare aria: una volta in mare, gli animali seguono le correnti che le portano, ormai decedute, sulle spiagge. Il Network italiano, una grande rete di cooperazione tra diversi progetti, raccoglie, a cura del WWF Nazionale, tutte le segnalazioni compilando annualmente il report. Puoi scaricare il Report 2005 (formato PDF, 720Kb)
ANCHE PER L’ESTATE 2008 gli animali spiaggiati non si sono fatti attendere, ma con una triste novità rispetto agli anni scorsi….SONO ANCORA IN AUMENTO GLI ANIMALI CHE MUOIONO A CAUSA DELLE COLLISIONI CON IMBARCAZIONI.
Il problema è quest’anno abbiamo già perso due maschi adulti, riproduttori, quindi una perdita molto ingente.
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SE SEI IN MARE E STAI USANDO UN PICCOLO FUORIBORDO, MODERA LA VELOCITà ENTRO LE TRE MIGLIA DALLA COSTA, E SE SENTI CHE LA TUA BARCA HA URTATO QUALCOSA, FERMATI E CONTROLLA.
SE CIO’ CHE HAI URTATO NON E’ UN PEZZO DI LEGNO GALLEGGIANTE, VERIFICA CHE NON SIA UNA TARTARUGA MARINA: SE LO E’, CHIAMA LA CAPITANERIA DI PORTO, MA NON LASCIARE UN ANIMALE AGONIZZANTE IN MARE
GRAZIE A TUTTU COLORO CHE CI DANNO UN VALIDO E PREZIOSO AIUTO NEL RECUPERO DEGLI ANIMALI !!!

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